EPOPEA DELLA CUCINA FUTURISTA

La cucina futurista, regolata come il motore di un idrovolante per alte velocità,
sembrerà ad alcuni tremebondi passatisti pazzesca e pericolosa:
essa invece vuol finalmente creare un'armonia tra il palato degli uomini e
la loro vita di oggi e di domani.
Filippo Tommaso Marinetti

«Mangia con arte per agire con arte»
, sosteneva Filippo Tommaso Marinetti, il primo a rivoluzionare secondo i principii della cucina futurista la gastronomia in Italia e nel mondo. Per scoprire la storia e i segreti della cucina degli artisti futuristi, leggete il volume di Guido Andrea Pautasso, Epopea della cucina futurista, pubblicato (in 300 copie numerate) dalle Edizioni Galleria Daniela Rallo di Cremona.

www.galleriadanielarallo.com
www.guidoandreapautasso.com
http://vampirofuturista.blogspot.it/

mercoledì 19 aprile 2017

Sorpresa della cucina futurista - cucina futurista Marinetti



LA SORPRESA DELLA CUCINA FUTURISTA



Nel dicembre del 1930 una voce proveniente dalla radio scosse le coscienze degli italiani. Era Filippo Tommaso Marinetti, l’inventore del movimento futurista, che scandì tre parole sconvolgenti per la nostra nazione: «Abbasso la pastasciutta!».
Il Futurismo che sin dalla sua fondazione nel 1909 aveva avuto come progetto una utopica Ricostruzione dell’universo, attraverso il grido del suo fondatore aveva osato entrare in quello che era considerato il luogo più intimo e sacro dei cittadini del nostro paese: la Cucina.
Sin dal 1913, Marinetti assieme ad un cuoco francese, Jules Maincave, aveva lanciato il Manifesto della cucina futurista, sognando di rivoluzionare la gastronomia italiana in nome di una sperimentazione non convenzionale delle vivande. La Cucina futurista doveva infatti essere «una alimentazione nuova, rallegrante, ottimista, eccitatrice dell’ingegno, poco costosa»: una cucina «umana» che si scontrasse contro la vecchia e tradizionale «cucina-museo» del passato. 
La «rivoluzione cucinaria» di Marinetti, in anticipo sui tempi, proponeva «lo scopo alto, nobile ed utile a tutti di modificare radicalmente l'alimentazione fortificandola, dinamizzandola e spiritualizzandola con nuovissime vivande in cui l'esperienza, l'intelligenza e la fantasia» sostituissero «economicamente la quantità, la banalità, la ripetizione e il costo». L’obiettivo era far dimenticare agli italiani «l’uomo panciuto», «cubico, massiccio, impiombato» che non era un simbolo bensì una «sintesi alogica di molte sensazioni: paura della realtà futura, freddo e solitudine della notte, visione della vita 20 anni dopo, ecc.».
Artefici della Cucina futurista erano cuochi ed artisti che inseguendo il mito della modernità a tavola invocavano l’avvento della chimica, delle vivande sintetiche e artificiali, e della diffusione per mezzo della radio di «onde nutrienti». Con Marinetti i piatti diventavano tavolozze di colori, le stoviglie erano segnate da decorazioni geometrizzanti, le forchette erano abolite per favorire «degustazioni e piaceri tattili prelabiali», l’atmosfera delle sale da pranzo era intrisa di profumi e di Acqua di Colonia spruzzata da camerieri armati di vaporizzatori, mentre una musica dirompente caratterizzata da strumenti inusuali come gli intonarumori di Luigi Russolo o il rombante motore a scoppio di un aeroplano pervadeva l’ambiente.
I ristoranti futuristi, come la Taverna Santopalato, dovevano riflettere in tutto e per tutto il carattere innovativo del movimento, e per questo erano caratterizzati dalla presenza di decorazioni stupefacenti alle pareti e progettati con materiali nuovissimi, come l’alluminio, che conferiva ai locali una atmosfera metallizzata da fantascienza. A chi si ritrovava a sedere ai pranzi e agli aerobanchetti futuristi, tutto ciò conferiva l’esatta percezione di vivere un evento strabiliante, di partecipare ad un happening (antelitteram) che gli permetteva di abbandonare il semplice ruolo di commensale per diventare l’elemento vitale di un momento unico e sorprendente, mai vissuto prima.
Così Marinetti e i futuristi, anni prima dell’avvento della Nouvelle Cuisine, delle sperimentazioni della cucina decostruzionista e molecolare, dei cosiddetti food-designer, trasformarono la Cucina in un vero e proprio laboratorio di partecipazione attiva ed emotiva alla fusione creativa dell’Arte con la vita.  

Guido Andrea Pautasso
CUCINA E FUTURISMO

Futurismo e gastronomia, un legame solido e ricco di spunti originali, a partire da quelli contenuti nel libro La Cucina Futurista, pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1932, dove vennero raccolti i testi programmatici, i menu e le ricette ideate da cuochi, pittori e intellettuali che inseguivano il sogno di trasformare la tavola degli italiani in un originale laboratorio artistico. A distanza di 83 anni, Guido Andrea Pautasso, scrittore e artista poliedrico, di recente ha presentato il volume Cucina futurista. Manifesti teorici, menu e documenti, edito da Abscondita, che rivela ai lettori ricette nuove, menu dalle forme straordinarie e componimenti poetici, anche ironici, dedicati al vino, che non hanno trovato collocazione nei libri di studio recentemente pubblicati sull’argomento.
Fabio Denti

VINO FUTURISTA: THAYAHT e DUCA DI SALAPARUTA

Sin dagli anni Trenta, l’artista futurista Thayaht (nome d’arte di Ernesto Michaelles) scrisse all’amica siciliana Topazia Alliata di Villafranca, moglie dell’intellettuale e antropologo fiorentino Fosco Maraini, nonché proprietaria dei vini Corvo e delle cantine Casteldaccia (oggi facenti parte del Gruppo Duca di Salaparuta), di avere intenzione di provare a realizzare in Toscana e in Versilia il primo vino futurista italiano. Thayaht infatti sognava di riuscire a piantare una selezione di vitigni della famiglia Alliata in alcuni terreni a Marina di Pietrasanta per dare vita ad una produzione vitivinicola assolutamente originale, e per questa disegnò persino una etichetta speciale destinata alle bottiglie futuriste sino ad ora rimasta sconosciuta.
Il progetto di Thayaht ad onore del vero non venne mai realizzato perché l’artista, sempre attento ai problemi della natura, si accorse che con quella operazione, avrebbe dato vita ad un vino ibrido, ottenuto impiantando dei vigneti non appartenenti al territorio versiliese, e che avrebbe potuto danneggiare anche la produzione tipica delle uve siciliane.
Il Gruppo Duca di Salaparuta riunisce tre marchi storici della vitivinicoltura siciliana: Duca di Salaparuta, Corvo e Florio. Acquisite da Illva Saronno Holding, le due aziende storiche Duca di Salaparuta e Florio sono state riunite in un’unica realtà e costituiscono il primo gruppo vitivinicolo privato della Sicilia.In particolare, Duca di Salaparuta, con le sue diverse Tenute e Cantine, è espressione dei territori più vocati dell'isola e di una lunga tradizione vinicola. Il risultato è rappresentato da una serie di vini di assoluto prestigio.

Conferenza di
Guido Andrea Pautasso, artista e saggista. Ha collaborato con RAI3, con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani e con diverse case editrici come consulente letterario. È considerato tra i massimi esperti e studiosi di Cucina Futurista. Ha curato diverse mostre tra le quali ricordiamo in occasione di Expo 2015, Arts & Foods Rituali dal 1851 (Triennale di Milano) e Versilia Futurista (Fondazione Villa Bertelli, Forte dei marmi). Ha pubblicato Epopea della cucina futurista (2010); Cucina futurista. Manifesti teorici, menu e documenti (2015); Piero Manzoni: divorare l’arte (2015); Versilia Futurista (2015) e Moda futurista. Eleganza e seduzione (2016).
Interviene:
Fabio Ivan Denti, giornalista specializzato nel settore Food & Beverage ed esperto del settore, caporedattore della rivista “Barbusiness” del Gruppo Food srl.


FONDAZIONE VILLA BERTELLI – via Mazzini, 200 55042 Forte dei marmi (LU)

Concentrato di cucina e vino futurista Fondazione Villa Bertelli - Cucina futurista



Divorare l’arte artisti d’avanguardia in cucina


  
CONCENTRATO DI CUCINA E VINO FUTURISTA



Concentrato di Cucina Futurista e Vino Futurista saranno i temi affrontati sabato 22 aprile alle ore 17.00 in occasione deal secondo incontro del ciclo di conferenze intitolato Divorare l’arte, a cura di Guido Andrea Pautasso, organizzato alla Fondazione Villa Bertelli di Vittoria Apuana (viale Giuseppe Mazzini, 200 – 55042 Forte dei Marmi).
Durante la conferenza verrà affrontato il tema della Cucina Futurista inventata da Filippo Tommaso Marinetti e sviluppata nel corso degli anni Trenta da artisti che aderirono al movimento marinettiano, come Enrico Prampolini, Fillia, Riccardo Ricas e Thayaht, artista poliedrico che visse in Toscana e trasformò la Versilia nel suo laboratorio creativo.

L’incontro verrà accompagnato dalla lettura di ricette uniche e da proiezioni di fotografie riproducenti quadri, liste delle vivande (così i futuristi chiamavano i loro menu), immagini del ristorante futurista Taverna Santopalato e degli aerobanchetti ideati per celebrare in cucina l’avvento dell’era dell’aeroplano e del mondo delle macchine.
Le immagini consentiranno allo spettatore di scoprire come i futuristi furono in grado, per la prima volta, di servire cibo e vivande trasformandole in opere d’arte mangiabili, rendendo così la gastronomia una creazione estetica innovativa e spettacolare senza eguali.

All’evento interverrà il giornalista Fabio Ivan Denti che racconterà al pubblico la storia particolare dell’enologia futurista e proporrà una serie di assaggi di vini prodotti dell’azienda vitivinicola siciliana Duca di Salaparuta che, come verrà rivelato durante l’incontro, godeva di un legame speciale con l’avanguardia degli artisti futuristi e in particolare con Thayaht, il primo a pensare di poter realizzare un vino assolutamente futurista in Toscana.
In collaborazione con


 




FONDAZIONE VILLA BERTELLI – VIA GIUSEPPE MAZZINI 200 – 55042 FORTE DEI MARMI (LU)

giovedì 30 marzo 2017

3 il nuovo bitter di Luca Crinò - Cucina Futurista





NUMERO 3 IL BITTER FUTUR-MAGICO DI LUCA CRINÒ

«UN BITTER E TRE, IL NUMERO DELLA PERFEZIONE. A QUESTA ASPIRA UNA COMBINAZIONE CHE DIRESTI INCONSUETA, FRA UNA RADICE CHE ESCE DAL BUIO DELLA TERRA E FRUTTI DI ALBERI E ARBUSTI, CHE IL SOLE RICEVONO DIRETTO. SAPORE EMERGENTE DA MESCOLANZE NUOVE, TRATTE DA INGREDIENTI ANTICHI, UN COLORE CHE VIENE DALLA NATURA. E RICONOSCERAI LA SUA TINTA, SOLA O NEL MISCELARSI, E OVUNQUE IL SUO FRAGRANTE PROFUMO: L’EFFETTO D’UNA RICERCA CONTINUA, CHE PORTA CON SÉ LA STORIA DEI PASTICCERI, ALCHIMISTI DELLA CUCINA».
Luca Crinò

Tre, anzi 3, è un numero magico.
Secondo la tradizione celtica, il numero Tre incarna la perfezione; in Cina esprime la fusione di Terra, Uomo e Cielo; per i cristiani Dio è uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo. Mentre secondo la cultura ebraica la lettera numero tre dell’alfabeto indica il dinamismo e l’evoluzione.
3 in realtà è il nome del nuovo Bitter artigianale, dalla formula esclusiva, ideato da Luca Crinò della Pasticceria Massimo 1970, filosofo della nuova cultura del bere italiano, barman e bartender sperimentale, ma anzitutto sapiente alchimista del bere miscelato.
Capace di stupire con il Vermouth NUMERO 7, Crinò ha osato mettersi in gioco e ha proposto il suo personale Bitter, perché, come diceva Umberto Boccioni, nell’arte bisogna saper osare e lo stesso vale per quanto concerne la dimensione della miscelazione dei liquori e delle bevande.
Chi osa vince, ma l’arditezza di Crinò e il segreto del suo successo reale nella preparazione del Vermouth NUMERO 7 e adesso del suo Bitter NUMERO 3, non nasce da una serie di tentativi azzardati, di fusioni fortunate o di accostamenti radicali e casuali, semmai si basa sulla consapevolezza e sulla maestria nella manipolazione delle essenze e degli aromi che, a loro volta, si vanno a coniugare con l’estro e la fantasia, e si appalesano in un Bitter assolutamente unico, innovativo, fragrante, profumato e soprattutto naturale.
Frutto di una evoluzione del gusto e del sapore, Bitter NUMERO 3 esprime al meglio l’emozione che Luca Crinò riesce a trasmettere ai suoi cocktail, capaci di far «percepire ogni vibrazione, ogni emozione della vita» e di far «viaggiare con i pensieri, quelli emozionali, per guardare lʼinfinito e non fermarsi allʼorizzonte», come ammette lui stesso.

Interrogato sulla preparazione del suo speciale Bitter NUMERO 3, Crinò non svela l’insieme delle materie prime e delle mescolanze che lo costituiscono (e io stesso non svelerò nulla di quello che ho percepito nell’assaggiarlo, e mi limiterò a rivelare soltanto una straordinaria nota di marasca e di agrumi). Da perfetto alchimista moderno, Crinò insiste sul fatto che il segreto di Bitter NUMERO 3 consiste in una miscela di aromi e di essenze in grado di fare in modo che la fantasia prenda il potere, anzi esploda in una serie di mirabolanti creazioni che incarnano delle vere opere d’arte miscelate.
Lo sguardo di Crinò, illuminato come un arazzo di Depero, la sua ferma volontà di portarsi avanti e oltre la tradizione classica del bere miscelato, che ricorda i gesti provocatori ma risolutivi del rivoluzionario Filippo Tommaso Marinetti, e la sua lucida capacità operativa di barman, inequivocabilmente futurista, rivelano al pubblico la natura di mago, di creatore e di ricercatore di sapori nuovi però sapientemente basati su di una cultura antica: una definizione che esprime il vero carattere di Luca Crinò e che è fondata su tre termini precipui, proprio come vuole 3, il suo Bitter artigianale.

Guido Andrea Pautasso