EPOPEA DELLA CUCINA FUTURISTA

La cucina futurista, regolata come il motore di un idrovolante per alte velocità,
sembrerà ad alcuni tremebondi passatisti pazzesca e pericolosa:
essa invece vuol finalmente creare un'armonia tra il palato degli uomini e
la loro vita di oggi e di domani.
Filippo Tommaso Marinetti

«Mangia con arte per agire con arte»
, sosteneva Filippo Tommaso Marinetti, il primo a rivoluzionare secondo i principii della cucina futurista la gastronomia in Italia e nel mondo. Per scoprire la storia e i segreti della cucina degli artisti futuristi, leggete il volume di Guido Andrea Pautasso, Epopea della cucina futurista, pubblicato (in 300 copie numerate) dalle Edizioni Galleria Daniela Rallo di Cremona.

www.guidoandreapautasso.com
http://vampirofuturista.blogspot.it/

Traduzione in lingua russa di Irina Yaroslavtseva

Переводчик: Ярославцева Ирина



giovedì 15 marzo 2012

Epopea della Cucina Futurista alla XXIII MOSTRA DEL LIBRO ANTICO A MILANO




Alla XXIII MOSTRA DEL LIBRO ANTICO A MILANO (Palazzo della Permanente - Via Turati 34) presso lo stand della Libreria Pontremoli (STAND24) potrete trovare il volume di Guido Andrea Pautasso Epopea della Cucina Futurista (Edizioni Galleria Daniela Rallo - Cremona)

mercoledì 14 marzo 2012

La Cucina Futurista: i misteri di un libro rivoluzionario di Guido Andrea Pautasso


La cucina futurista: i misteri di un libro rivoluzionario

A Fillìa cuoco/aeropittore futurista.

La cucina futurista raccoglie la summa dei principi del rinnovamento della cucina italiana lanciato da Filippo Tommaso Marinetti negli anni Trenta in nome del Futurismo e dell’arte d’avanguardia.
Il libro, scritto a quattro mani da Marinetti stesso assieme al vicesegretario del movimento futurista Fillìa (nome d’arte dietro al quale si celava Luigi Onorato Ermanno Colombo), nasconde tuttavia un’enigma irrisolto. Ancora oggi, a distanza di quasi ottant’anni dalla sua pubblicazione, non è dato sapere quale dei due futuristi ebbe per primo l’idea di pubblicare questo libro programmatico nel quale erano tracciate le linee direttive della gastrosofia e della cucinaria futurista.
Fu forse l’instancabile Fillìa, organizzatore di eventi culturali e artista torinese eclettico a riunire i manifesti, le recensioni, gli articoli e le ricette per il volume? Oppure fu come al solito Marinetti che, del libro scrisse un testo pubblicitario carico di aspettative e imbattibile dal punto di vista della commercializzazione, già due anni prima che la stessa Cucina futurista venisse pubblicata dalla casa editrice Sonzogno di Milano?
Al di là di questo suggestivo interrogativo irrisolto, il fascino del volume è dato dalla sua totale ed assoluta originalità.
Esso non è anzitutto classificabile come un semplice manuale di cucina, dato che racchiude appunto il fondamentale “Manifesto della cucina futurista” scritto nel 1913 dal cuoco francese Jules Maincave e poi riproposto da Marinetti già nel 1927 sulle pagine de “La Fiera Letteraria”. E poi il libro, come se non bastasse raccoglie le polemiche nate dopo la proclamazione della guerra contro la vituperata pasta asciutta, ed ha, a guisa di introduzione, uno splendido ‘racconto’ giallo intitolato “Un pranzo che evitò un suicidio”. Insomma, assieme alle ricette che completano il volume, La cucina futurista, appare in tutta la sua complessità un’opera unica ancora oggi da riscoprire.
Procediamo però per gradi e iniziamo dalla splendida copertina ordinata dai futuristi secondo precise intenzioni, per non utilizzare il termine ‘norme’, tipografiche.
Non è difficile pensare di partire dall’idea fondamentale per la commercializzazione di un qualsiasi libro che esso prima di essere letto debba anzitutto essere individuato tra i mille altri che campeggiano nelle vetrine delle librerie grazie soprattutto alla sua stupefacente copertina. Basandosi su questo principio di visual design, Marinetti e Fillìa -rifacendosi anche alle teorie costruttiviste del sovietico El Lissitzky-, pensarono di dare alla Cucina futurista una copertina assai visibile tra la moltitudine dei libri passatisti di gastronomia che avrebbero circondato il loro importante saggio. E così la copertina fu ‘costruita’ secondo uno schema tipografico elementare, articolando così lo spazio in due unità geometricamente contrastanti in base al colore. Di fatto la copertina anteriore è a stampa rossa su fondo giallo e vi campeggia in rosso, oltre ai nomi degli autori, soltanto la scritta -quasi ordinata con caratteri ‘da scatola tipografica’: «LA CUCINA FUTURISTA».
(La scelta dei caratteri ‘da scatola tipografica’ non è proprio una novità, poiché ricorda un altro libro del movimento, il pamphlet del lacerbiano Italo Tavolato intitolato Contro la morale sessuale del 1913. La sua copertina gialla ebbe impressa in nero una scritta semplice, quasi casuale, realizzata da Ardengo Soffici con dei caratteri appunto ‘da scatola tipografica’. Ma la scelta non fu poi così casuale, perché Soffici disse al tipografo di usare quell’insieme di caratteri proprio per enfatizzare l’impatto visivo del libercolo).
Il titolo del libro, La cucina futurista, distribuito lungo due linee orizzontali invisibili e spezzato in questo modo in due unità distinte e discrete, è stampato con carattere maiuscolo grassetto in un leggero crescendo di corpo che lo fa fuoriuscire dal bordo rosso: bordo in realtà chiamato ad incorniciare graficamente la copertina stessa (e che viene ripreso anche in quarta di copertina ma, questa volta, con un fondo bianco). Questo è un ‘giuoco’ tipografico ed ottico che porta a fare in modo che il termine «futurista», separato dalla parola «cucina», non sembri quasi essere contenuto dal libro stesso facendo in modo che idealmente il «Futurismo» sembri debordare dalla pagina per avventarsi sull’osservatore.
Il volume misura 18,3x12 centimetri, e consta di 267 pagine a cui vanno aggiunte 3 di catalogo editoriale e 14 riportanti alcuni “Giudizi sul Futurismo”. All’interno si trovano 8 disegni al tratto in bianco e nero nella sezione “Formulario futurista per ristoranti e quisibeve”: i disegni sono di Fillìa, di Paolo Alcide Saladin, di Mino Rosso e del dottor Vernazza (collezionista di opere di arte sacra futurista).
Inoltre il volume è caratterizzato da 4 illustrazioni su 3 tavole fotografiche in bianco e nero fuori dal testo, di cui una su doppia pagina. Le fotografie riproducono una tavola imbandita con “le prime vivande futuriste”; il Padiglione Italia-Ristorante Futurista progettato da Guido Fiorini per l'Esposizione Coloniale di Parigi del 1931; due pannelli decorativi realizzati da Enrico Prampolini per tale padiglione, con i due pannelli riprodotti in un'unica tavola.
La cucina futurista riporta 172 ricette di vivande e ‘polibibite’ -gli odiati cocktail- progettate dai due autori e da altri cuochi/artisti futuristi italiani. E infatti troviamo le formule proposte dal «pittore-aviatore, poeta e aeropittore» Fedele Azari, dall’ingegniere futurista Barosi, da Paolo Buzzi, dal pittore Angelo Caviglioni, dall’aeropittore Ciuffo, da Tullio D’Albisola, da Pascà D’Angelo, da Nicolaj Diulgheroff, dall’aeropoeta Escodamè, dal «Poeta-Record nazionale» Farfa, da Luciano Folgore, dal «parolibero» Armando Mazza, dall’aeropittrice Marisa Mori, dall’aeropoeta Giulio Onesti, dall’«aeropoeta e chirurgo» Pino Masnata, da Enrico Prampolini, dall’aeroscultore Mino Rosso, dal «critico futurista» Paolo Alcide Saladin, da Bruno Sanzin, dal dottore futurista Sirocofan (pseudonimo di Franco Rampa Rossi), da Giuseppe Steiner e dal fantomatico Dottor Vernazza. A queste vanno aggiunte la “Bomba alla Marinetti” del cuoco futurista Alicata, le ricette di Giachino, il proprietario del ristorante futurista “Taverna Santopalato” e del suo cuoco Piccinelli, e quelle delle signore Colombo-Fillìa e Barosi. Fa poi tenerezza leggere «Il latte alla luce verde»: poche righe scritte dalla signorina Germana Colombo, la giovanissima figlia di Fillìa.
La tiratura del libro è stata di 6.000 esemplari numerati a stampa al frontespizio e alcuni volumi, pochi, conservano la rara fascetta editoriale che va a posizionarisi teoricamente nello spazio giallo rimasto libero dalle scritte. Sulla fascetta editoriale è stampato il famigerato messaggio pubblicitario ideato da Marinetti due anni prima della sua pubblicazione: «Questo libro è più drammatico e più piccante di un romanzo poliziesco e di un romanzo erotico. La più grande agitazione polemica: 2000 articoli in tre mesi su tutti i giornali del mondo. Risposta ai difensori della pastasciutta. 200 formule di cucina futurista per ristoranti e quisibeve. I pranzi meno costosi e più rallegranti. Lire 5».
Il libro, una vera rarità bibliografica con la fascetta editoriale, fu ristampato per la prima volta da Longanesi per la collana “Il Cammeo” nel 1986, con in copertina la riproduzione di un quadro di Enrico Prampolini del 1932 intitolato Forme-forza nello spazio.
Una seconda ristampa della Cucina Futurista venne fatta in «edizione limitata fuori commercio per la Banca Tiberina di Mutuo Soccorso in occasione della riapertura della storica tipografia Lacroix in Roma nel maggio 1990». Il volume, con in copertina un disegno di Ardengo Soffici, è arricchito da 16 tavole a colori e in bianco e nero fuori testo, con riproduzioni di opere di Umberto Boccioni, di Ugo Pozzo, di Soffici, dalle pubblicità di Erberto Carboni, di Depero, di Diulgheroff e di Lucio Venna oltre ad alcune fotografie che riproducono il “bar Hagy” a Milano, Marinetti al banchetto di Tunisi del 1937 e Depero, immortalato accanto a un Distributore Automatico di Campari Soda nel 1933 (forse il primo distributore automatico di bibite apparso in Italia).
Nel 1998 l’editore Christian Marinotti ha riproposto il volume con il sottotitolo «Un pranzo che evitò un suicidio» adornato da quattordici tavole a colori originali fuori testo espressamente create dall’artista Maria Luisa de Romans, figlia di Franco Marinotti (Marinotti fu il fondatore, alla fine degli anni Trenta della città di Torviscosa, in provincia di Udine, una città autarchica, nata attorno alla fabbrica per la produzione di cellullosa ricavata dalla lavorazione della canna da zucchero, e poi utilizzata nella fabbricazione di fibre artificiali).
Pietro Frassica ha introdotto invece l’ultima ristampa del libro nel 2009, apparso nella collana “Cucina e Cultura” delle edizioni Viennepierre con una copertina arancione e rossa che riprende in parte l’idea di Fillìa e Marinetti dell’edizione originale del 1932. Il volume curato da Frassica presenta una fascetta editoriale rossa con stampato in bianco «Il ritorno in libreria di un classico rivoluzionario» e si conclude con una appendice stranamente assente (o censurata?) dalle altre ristampe, dove sono riprodotti alcuni scottanti giudizi sul futurismo, come quello di Benito Mussolini che all’epoca del “Santopalato” scrisse: «Sono dolente di non poter intervenire al banchetto offerto a F. T. Marinetti. Ma desidero che vi giunga la mia fervida adesione che non è espressione formale ma vivo segno di grandissima simpatia per l’infaticabile e geniale assertore di italianità, per il poeta innovatore che mi ha dato la sensazione dell’oceano e della macchina, per il mio caro vecchio amico delle prime battaglie fasciste, per il soldato intrepido che ha offerto alla patria una passione indomita consacrata dal sangue».
La cucina futurista ha avuto successo anche all’estero.
Il libro è stato tradotto e presentato in Francia da Nathalie Heinich nel 1982 per le Éditions A. M. Métailié di Parigi. La cuisine futuriste venne stampata con la collaborazione del Centre National de Lettres, e presentatac con in copertina un esperimento tipografico in chiave futurista di Catherine Guiraud.
Nel 1985 apparve Die Futuristische Küche, la traduzione tedesca del libro da parte di Klaus M. Rarisch per la Cotta’s Bibliothek Der Moderne. Lo stesso anno uscì anche La cocina futurista. Una comida que evitò un suicidio: libro tradotto in spagnolo da Guido Filippi e pubblicato dalla casa editrice Gedisa di Barcellona con una splendida copertina modernista di Julio Vivas. (Le edizioni straniere sin qui ricordate sono prive delle fotografie originali fuori testo presenti nell’edizione italiana di Sonzogno).
Un capolavoro di grafica e tipografia futurista è data dall’edizione inglese del 1989 di The Futurist Cookbook, edito dal londinese Trefoil, con la traduzione di Suzanne Brill e con l’introduzione di Lesley Chamberlain: un’edizione carica di riproduzioni fotografiche di manifesti, di scenografie, di quadri e di opere futuriste, di ritratti di Marinetti e di fotografie del ristorante “Santopalato”.
L’ultima traduzione pubblicata all’estero è del 2001, realizzata dalla casa editrice norvegese Spartacus. Il Futuristisk Kokebok, con l’introduzione di Andreas Viestad, accompagnato dalle fotografie di Asbjøn Jensen, riproduce La cucina futurista come se questa fosse solo un’opera di Marinetti, così come avviene tuttavia per le edizioni inglese e tedesca.
Ancora un mistero attorno a La cucina futurista?
L’assenza di Fillìa, scomparso giovanissimo nel 1936, è stata una scelta di carattere editoriale che rende ingiustizia all’artista torinese, come abbiamo visto geniale co-autore del libro assieme a Marinetti. E l’ingiustizia è ancora più grave se pensiamo che proprio Fillìa, con i suoi gesti artistici e i suoi esperimenti in cucina, è stato tra i primi futuristi ad aver avuto il coraggio di creare un’armonia nuova tra il palato degli uomini e la loro vita di oggi e di domani.