EPOPEA DELLA CUCINA FUTURISTA

La cucina futurista, regolata come il motore di un idrovolante per alte velocità,
sembrerà ad alcuni tremebondi passatisti pazzesca e pericolosa:
essa invece vuol finalmente creare un'armonia tra il palato degli uomini e
la loro vita di oggi e di domani.
Filippo Tommaso Marinetti

«Mangia con arte per agire con arte»
, sosteneva Filippo Tommaso Marinetti, il primo a rivoluzionare secondo i principii della cucina futurista la gastronomia in Italia e nel mondo. Per scoprire la storia e i segreti della cucina degli artisti futuristi, leggete il volume di Guido Andrea Pautasso, Epopea della cucina futurista, pubblicato (in 300 copie numerate) dalle Edizioni Galleria Daniela Rallo di Cremona.

www.guidoandreapautasso.com
http://vampirofuturista.blogspot.it/

Traduzione in lingua russa di Irina Yaroslavtseva

Переводчик: Ярославцева Ирина



lunedì 30 agosto 2010

GASTROFOLLIA

A richiesta pubblichiamo il testo della recensione di Giampiero Mughini a Epopea della cucina futurista

GASTROFOLLIA
I futuristi insegnano. Meglio evitare chi odia gli spaghetti. Un libro di Pautasso racconta la cucina di Marinetti e soci. Disprezzavano la pasta e ai loro pranzi si rischiava grosso


A scrivere un libro che spaziasse lungo i vent’anni dell’happening che i futuristi italiani hanno dedicato ai fasti e nefasti della cucina futurista il men che quarantenne Guido Andrea Pautasso era un predestinato. Scintillante artista d’avanguardia (più dada che futurista), figlio di un collezionista di libri del Novecento italiano (il compianto Sergio Pautasso) e lui stesso collezionista spasmodico di rarità e cimeli cartacei, buongustaio e cuoco eccellente oltre che figlio della signora Vera, quella che una volta sfidò l’amico Gualtiero Marchesi a chi dei due cucinasse meglio e vinse lei.

Dulcis in fundo
Come poteva uno così non scrivere prima o poi le 300 copie numerate di Mangiare con arte per agire con arte (pag.163, euro 15, Edizioni Galleria Daniela Rallo, www.galleriadanielarallo.com)? Ed ecco che il volumetto saporoso e guizzante è appena arrivato sul nostro tavolo di voraci delibratori delle pietanze letterarie futuriste, ultimo in ordine di tempo ma non in ordine di merito fra i tantissimi libri fecondati in Italia dall’anno centenario della nascita del futurismo, il 1909.
A spulciare amorosamente la sterminata letteratura del futurismo, i romanzi di Bruno Corra e Mario Carli, i poemi di Nelson Morpurgo e Farfa, i manifesti firmati da Filippo Tommaso Marinetti, i numeri di riviste le più rare e eccentriche, i volantini di battaglia letteraria, ovunque Pautasso mettesse le mani incontrava e raccoglieva ricette esilaranti, menu di pasti smargiassi consumati dopo furibonde battaglie teatrali, apologie dell’una o dell’altra pietanza inventata dai futuristi, fanfaronate gastronomiche a sottolineare la possanza anche ingurcitatrice dei futuristi, le stazioni della campagna antipastasciutta scatenata da Filippo Tommaso Marinetti ma non solo da lui. Agli occhi del fondatore del futurismo gli spaghetti erano una dannazione gastronomica, ti appesantivano, ti facevan metter su pancia, ti rendevano più difficoltosa la velocità e lo scatto che si addiceva alla nostra “razza”.
Primattore del futurismo degli inizi, il pittore Fortunato Depero s’era inventato alcune ricette futuriste in una delle quali gli spaghetti erano previsti nudi e crudi come semplice adornamento di un piatto in cui a farla da padroni erano la galantina di vitello e certe patate a forma lunga riempite di una salsa verde. A dire in quale disprezzo Depero tenesse il cibo per eccellenza della cucina italiana.
E anche se questo disprezzo non era condiviso da tutti i futuristi. Non certo da un futurista romano, Fernando Cervelli, purtroppo morto a soli 32 anni nel 1934. Il 7 giugno 1930 Cervelli aveva vinto un concorso di poesia con una esilarante lirica parolibera che aveva per titolo “Galoppata di spaghi”, il cui testo venne poi pubblicato in un foglietto volante arricchito da un ritratto di Cervelli disegnato dal giovane Guttuso.

Maniaco del primo
Cervelli era maniacalmente favorevole agli spaghetti; ai suoi occhi cacciarseli in bocca e azzannarli “con denti d’argento” era una sinfonia degna di un’orchestra jazz. Cervelli fosse stato un surrealista francese le cui opinioni andavano all’incontrario del Pontefice André Breton, sarebbe stato immediatamente espulso dal gruppo.
E invece il libertario Marinetti non se ne adontò minimamente e due anni dopo scrisse la prefazione a un libro di Cervelli “Risate e rasoiate esplosive contro le barbe visibili e invisibili”. Così come non gli spiacque di certo una lettera aperta inviatagli da un gruppo di autorevoli futuristi liguri, i quali gli raccomandavano di risparmiare dalla sua campagna denigratoria le trenette «avvantaggiate col pesto».
L’apice dell’happening sul cucinare futurista fu l’inaugurazione, alla mezzanotte dell’8 marzo 1931, del primo ristorante futurista d’Italia, “La Taverna Santopalato”, di via Vanchiglia 2 a Torino. Erano stati due futuristi di punta, Fillia e l’architetto Nicolaj Duilgheroff, a curarne l’allestimento e la scenografia, un’apoteosi di invenzioni del secondo futurismo. Arrivarono in tantissimi, ivi comprese molte belle signore di cui Marinetti scrive che indossavano delle toilette «deliziosamente passatiste».

Il Carneplastico
Il menu era spianato su 14 portate assieme portentose e terrificanti, ciascuna creata da un artista futurista. Il cavallo di battaglia ne era “Il Carneplastico”, un’invenzione gastronomica di Fillia. Consisteva in una grande polpetta di forma cilindrica ripiena di ben undici qualità di verdure cotte e alla cui base, quasi a volerla tenere ritta, c’era un cospicuo anello di salciccia appoggiato su tre sfere dorate di carne di pollo; un piatto che a solo guardarlo avrebbe abbattuto un titano, altro che scatto e velocità. Quanto alla qualità del cibo, ho avuto la fortuna di chiederne molti anni fa a uno che al Santopalato c’era stato, il Gianluigi Marianini che da concorrente aveva creato la leggenda televisiva del “Lascia o raddoppia?” d’antan. Dall’espressione del suo volto, più ancora che dalle poche parole della sua risposta, capii che s’era trattato di roba da sconsigliare agli amici.
L’anno dopo l’inaugurazione del “Santopalato”, nel 1932, Fillia e Marinetti pubblicano da Sonzogno il celeberrimo “La cucina futurista”, un libro in cui è magistrale la fusione di genialità e fanfaronate, e mentre sui giornali di tutto il mondo appaiono articoli e titoli sulla campagna di Marinetti contro la pastasciutta.

Tutti a cena
Le presentazioni del libro si concludevano al ristorante, dove gli invitati erano chiamati a delibare piatti tipo quello inventato da Alf Gaudenzi, un piatto denominato “Nord-Sud-Freddo-Caldo” che consisteva in “una composta di pesce lesso in salsa piccante caldissima, accompagnata da gelato al limone poco dolcificato”. Esperto conoscitore di libri e vicende futuriste, il professor Mario Verdone raccontò di avere partecipato nel 1935 a un gran banchetto futurista nella sua città natale, Siena.
Il nostro Pautasso, agente speciale per la ricerca dei libri rari, ha trovato su una copia della “Cucina futurista” una dedica di Tullio Crali in cui invitava una certa “Renata” a partecipare a un banchetto aerofuturista dell’ottobre 1944 a Udine.
Quando era ormai finito il tempo degli schiamazzi e dei menu pirotecnici. Quando a Marinetti restavano pochi giorni di vita. Quando tutto stava drammaticamente concludendosi.
Giampiero Mughini
"Libero" domenica 22 agosto 2010

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